SUCCESSIONE LEGITTIMA: COS’È, CHI EREDITA E QUALI SONO LE QUOTE
La successione legittima è la forma di successione che opera quando una persona muore senza lasciare un testamento valido oppure quando il testamento non dispone dell’intero patrimonio ereditario.
In questi casi è la legge a stabilire quali sono i familiari chiamati all’eredità e quali quote spettano a ciascuno di essi.
Capire come funziona la successione legittima è fondamentale soprattutto quando il defunto lascia coniuge, figli, genitori, fratelli o altri parenti, perché la presenza di determinati familiari può modificare in modo significativo la distribuzione dell’eredità.
La materia è disciplinata dagli articoli 565 e seguenti del codice civile, nell’ambito del Titolo II del Libro Secondo dedicato, appunto, alle successioni legittime.
In questa guida analizziamo chi sono gli eredi legittimi, quali sono le quote spettanti ai diversi familiari, cosa accade quando concorrono coniuge e figli, quando intervengono genitori, fratelli e altri parenti e cosa succede in assenza di successibili.
COS’È LA SUCCESSIONE LEGITTIMA
La successione legittima è la successione regolata direttamente dalla legge.
Si applica principalmente quando il defunto non ha lasciato un testamento oppure quando il testamento non comprende tutti i beni appartenenti al patrimonio ereditario.
Il principio fondamentale è quindi semplice: quando manca, in tutto o in parte, una valida disposizione testamentaria, è la legge a stabilire chi deve succedere al defunto.
L’articolo 565 del codice civile individua le categorie dei successibili secondo l’ordine stabilito dalla legge. La disciplina prevede, in particolare, la successione del coniuge, dei figli, degli ascendenti, dei collaterali, degli altri parenti e, in mancanza di altri successibili, dello Stato.
La successione legittima non significa, tuttavia, che tutti i familiari abbiano automaticamente diritto a una parte dell’eredità.
Al contrario, il codice civile stabilisce un preciso ordine di chiamata e specifiche regole di concorso tra i diversi familiari.
QUANDO SI APPLICA LA SUCCESSIONE LEGITTIMA
La successione legittima può operare in diverse situazioni.
La prima e più evidente è quella in cui il defunto non ha fatto testamento.
In questo caso l’intero patrimonio ereditario viene devoluto secondo le regole previste dalla legge.
La successione legittima può però operare anche quando esiste un testamento ma questo non dispone dell’intero patrimonio.
Si pensi, ad esempio, a una persona che abbia previsto nel testamento l’attribuzione di un determinato immobile a un soggetto, senza disciplinare la sorte degli altri beni.
In una situazione di questo tipo, per la parte di patrimonio non regolata dal testamento può trovare applicazione la successione legittima.
Si parla, in questi casi, di successione mista, nella quale una parte dell’eredità viene devoluta secondo la volontà testamentaria e un’altra parte secondo le disposizioni della legge.
È quindi importante non confondere l’assenza di un testamento con l’assenza totale di una successione regolata dalla legge: le due discipline possono infatti coesistere.
CHI SONO GLI EREDI LEGITTIMI
La legge individua diverse categorie di soggetti che possono essere chiamati alla successione.
Tra i principali successibili rientrano:
- il coniuge;
- i figli;
- gli ascendenti;
- i fratelli e le sorelle;
- gli altri parenti entro il sesto grado;
- lo Stato, in mancanza di altri successibili.
La presenza di una determinata categoria può escludere o modificare il diritto successorio di altre categorie.
Per questo motivo non è sufficiente sapere che il defunto aveva, ad esempio, dei fratelli o dei nipoti: occorre verificare quali altri familiari siano ancora in vita al momento dell’apertura della successione e quale rapporto di parentela li colleghi al defunto.
COME FUNZIONA L’ORDINE DEI SUCCESSIBILI
Le diverse categorie di successibili non vengono chiamate contemporaneamente in ogni situazione.
La legge stabilisce infatti specifiche regole che determinano quali soggetti possono essere chiamati all’eredità e in quali casi possono concorrere tra loro.
In linea generale, il parente di grado più vicino esclude quello di grado più lontano, salvo le ipotesi in cui la legge preveda il concorso tra diverse categorie di successibili o l’operatività della rappresentazione.
ESEMPIO PRATICO
Se il defunto lascia uno o più figli, gli ascendenti e i collaterali del defunto, come fratelli e sorelle, non concorrono alla successione legittima con i figli, in quanto sono esclusi dalla chiamata all’eredità.
Se invece il defunto non lascia figli, occorre verificare la presenza del coniuge, degli ascendenti, dei fratelli e delle sorelle e, in mancanza dei successibili previsti dalla legge, degli altri parenti entro il sesto grado.
Le regole della successione legittima devono quindi essere applicate tenendo conto della concreta composizione della famiglia del defunto e delle eventuali situazioni previste dalla legge.
SUCCESSIONE LEGITTIMA E CONIUGE
Il coniuge occupa una posizione particolarmente importante nella successione legittima.
La legge disciplina specificamente la successione del coniuge e stabilisce quote diverse a seconda che vi siano o meno figli e della loro presenza numerica. Gli articoli 581 e seguenti del codice civile regolano le principali ipotesi di concorso tra coniuge e altri successibili.
CONIUGE SENZA FIGLI
Se il defunto non lascia figli, il coniuge non è necessariamente l’unico erede, perché può concorrere con altri parenti del defunto, come gli ascendenti e i fratelli e sorelle.
In particolare, quando il coniuge concorre con ascendenti o con fratelli e sorelle, al coniuge spetta la quota di 2/3 dell’eredità, mentre il restante 1/3 spetta agli altri successibili secondo le regole stabilite dalla legge.
Se il defunto non lascia né figli, né ascendenti, né fratelli o sorelle, il coniuge succede invece nell’intera eredità.
CONIUGE E UN FIGLIO
Quando il defunto lascia il coniuge e un solo figlio, il coniuge e il figlio sono gli unici successibili e l’eredità viene divisa in parti uguali:
- 1/2 al coniuge;
- 1/2 al figlio.
La presenza del figlio esclude quindi dalla successione gli ascendenti, i fratelli e le sorelle e gli altri parenti del defunto, che non concorrono con il coniuge e il figlio.
CONIUGE E DUE O PIÙ FIGLI
Quando il defunto lascia il coniuge e due o più figli, sono chiamati all’eredità esclusivamente il coniuge e i figli, secondo le quote stabilite dalla legge:
- 1/3 dell’eredità spetta al coniuge;
- 2/3 spettano complessivamente ai figli, che li dividono in parti uguali.
Ad esempio, se il defunto lascia il coniuge e due figli, ciascun figlio riceverà 1/3 dell’eredità e il coniuge riceverà 1/3.
Se i figli sono tre, il coniuge riceverà sempre 1/3, mentre i restanti 2/3 saranno divisi in parti uguali tra i tre figli.
Anche in questo caso, la presenza dei figli esclude dalla successione legittima gli ascendenti, i fratelli e le sorelle e gli altri parenti del defunto.
IL DIRITTO DI ABITAZIONE DEL CONIUGE
La posizione del coniuge non si esaurisce nella quota ereditaria.
L’articolo 540 del codice civile riconosce infatti al coniuge superstite, anche quando concorre con altri chiamati, il diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e il diritto di uso sui mobili che la corredano, se la casa era di proprietà del defunto o comune.
Questi diritti hanno natura diversa rispetto alla quota ereditaria e sono tradizionalmente qualificati come legati ex lege.
È quindi possibile che il coniuge riceva una determinata quota dell’eredità e, contemporaneamente, benefici dei diritti di abitazione e di uso previsti dalla legge.
Questo aspetto assume particolare importanza quando nell’asse ereditario è presente l’abitazione familiare.
SUCCESSIONE LEGITTIMA E FIGLI
I figli sono tra i principali successibili individuati dalla legge.
Non esiste più, nel nostro ordinamento, una distinzione successoria tra figli nati dentro e fuori dal matrimonio.
La riforma della filiazione ha infatti eliminato le precedenti distinzioni terminologiche e sostanziali, riconoscendo ai figli una posizione successoria paritaria. La legge n. 219/2012 ha espressamente sostituito nel codice civile le espressioni relative ai “figli legittimi” e ai “figli naturali” con il termine unitario “figli”.
Nella successione legittima, pertanto, i figli dello stesso grado concorrono in parti uguali.
SOLO FIGLI
Se il defunto non lascia il coniuge ma lascia uno o più figli, l’intera eredità spetta ai figli.
Se vi è un solo figlio, questi succede all’intero patrimonio.
Se vi sono più figli, l’eredità viene divisa in parti uguali.
Ad esempio:
- un figlio: 100%;
- due figli: 50% ciascuno;
- tre figli: 1/3 ciascuno;
- quattro figli: 1/4 ciascuno.
Naturalmente, prima di determinare concretamente le quote occorre verificare l’esistenza di eventuali disposizioni testamentarie, donazioni rilevanti e altri elementi che possano incidere sulla ricostruzione dell’asse ereditario.
COSA SUCCEDE SE UN FIGLIO È PREMORTO
La successione può diventare più complessa quando uno dei figli del defunto è morto prima dell’apertura della successione.
Se il figlio del defunto è premorto e lascia a sua volta dei discendenti, nei casi previsti dalla legge opera l’istituto della rappresentazione, disciplinato dagli articoli 467 e seguenti del codice civile. Attraverso la rappresentazione, i discendenti subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente e ricevono la quota di eredità che sarebbe spettata al genitore premorto.
La rappresentazione consente quindi ai discendenti del figlio premorto di succedere al posto del proprio genitore nella successione del nonno, evitando che il ramo familiare del figlio premorto venga escluso.
Per stabilire concretamente chi succede e in quale quota è quindi necessario verificare la presenza dei presupposti previsti dalla legge e ricostruire con attenzione l’albero genealogico della famiglia.
ESEMPIO PRATICO
Se Tizio muore lasciando due figli, Caio e Sempronio, ma Sempronio è premorto e ha a sua volta due figli, Luca e Marco, la sua quota non si estingue.
In applicazione dell’istituto della rappresentazione, Luca e Marco subentrano nel posto del padre premorto e si dividono tra loro la quota che sarebbe spettata a Sempronio.
In questo modo, la legge garantisce che il ramo familiare del figlio premorto non venga escluso dalla successione.
SUCCESSIONE DEGLI ASCENDENTI
Gli ascendenti, cioè principalmente genitori e ulteriori ascendenti, possono essere chiamati alla successione in determinate situazioni.
La loro posizione deve essere valutata soprattutto quando il defunto non lascia figli.
La legge disciplina infatti specifiche ipotesi di concorso tra ascendenti, fratelli e sorelle e coniuge.
Questo significa che non è corretto affermare genericamente che, in assenza di figli, “tutto passa ai genitori”.
La quota spettante agli ascendenti dipende dalla presenza degli altri successibili.
È quindi necessario verificare la composizione della famiglia al momento della morte.
SUCCESSIONE DI FRATELLI E SORELLE
Anche fratelli e sorelle possono essere chiamati alla successione legittima ma la loro posizione è subordinata alle regole stabilite dalla legge e alla presenza di altri successibili.
La loro successione assume particolare rilevanza quando il defunto non lascia figli.
Occorre inoltre distinguere tra fratelli e sorelle germani e unilaterali, perché la legge prevede regole differenti nella determinazione delle rispettive quote.
Anche in questo caso, quindi, la semplice esistenza di un fratello o di una sorella non consente di determinare automaticamente la quota ereditaria.
SUCCESSIONE DEI PARENTI FINO AL SESTO GRADO
La legge prende in considerazione anche altri parenti del defunto.
In assenza dei successibili appartenenti alle categorie precedenti, possono infatti essere chiamati alla successione gli altri parenti entro il sesto grado, secondo le regole previste dal codice civile.
Il principio è quello di individuare il parente più prossimo secondo i criteri stabiliti dalla legge.
Non tutti i parenti, quindi, concorrono contemporaneamente sull’eredità.
La successione legittima segue un sistema ordinato che mira a privilegiare i rapporti familiari più stretti.
COSA SUCCEDE SE NON CI SONO EREDI
La legge prende in considerazione anche l’ipotesi estrema in cui non esistano altri successibili.
In mancanza di altri successibili, l’eredità è devoluta allo Stato.
L’articolo 586 del codice civile stabilisce che l’acquisto da parte dello Stato opera di diritto, senza necessità di accettazione e senza possibilità di rinuncia; inoltre lo Stato non risponde dei debiti ereditari e dei legati oltre il valore dei beni acquistati.
Si tratta, naturalmente, di un’ipotesi residuale, che si verifica quando non vi siano altri soggetti che possano essere chiamati alla successione secondo le regole previste dalla legge.
LA POSIZIONE DEL CONVIVENTE MORE UXORIO
Il convivente more uxorio non è considerato erede legittimo del partner deceduto.
La legge non riconosce infatti al convivente di fatto, in quanto tale, una quota dell’eredità secondo le regole della successione legittima. In assenza di un testamento, quindi, il convivente non concorre automaticamente con i figli, il coniuge o gli altri familiari del defunto.
La situazione è diversa se il convivente è stato destinatario di una disposizione testamentaria. Il partner può infatti essere indicato nel testamento come beneficiario dell’eredità o di determinati beni, nel rispetto dei diritti eventualmente spettanti ai legittimari.
La Legge n. 76/2016 ha tuttavia riconosciuto ai conviventi di fatto specifiche tutele in materia di abitazione e locazione, tra cui il diritto del convivente superstite di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per il periodo previsto dalla legge e, in caso di morte del partner conduttore, di subentrare nel contratto di locazione.
LA POSIZIONE DEL PARTNER NELL’UNIONE CIVILE
Il partner dell’unione civile ha una posizione successoria diversa rispetto al convivente di fatto.
La Legge n. 76/2016 ha infatti riconosciuto al partner dell’unione civile gli stessi diritti successori spettanti al coniuge.
Pertanto, in caso di morte di uno dei partner, l’altro è chiamato alla successione legittima secondo le medesime regole previste per il coniuge, concorrendo, a seconda dei casi, con i figli o con gli altri successibili.
Il partner dell’unione civile è inoltre un legittimario e gode quindi della tutela prevista dalla legge sulla quota di legittima.
SUCCESSIONE LEGITTIMA E SUCCESSIONE NECESSARIA: QUAL È LA DIFFERENZA?
Successione legittima e successione necessaria sono espressioni che vengono spesso confuse, ma indicano due discipline differenti del diritto successorio.
La successione legittima stabilisce chi sono i soggetti chiamati all’eredità e quali quote spettano loro quando manca, in tutto o in parte, una valida disposizione testamentaria.
La successione necessaria, invece, riguarda la tutela dei legittimari, cioè quei soggetti ai quali la legge riserva una determinata quota del patrimonio del defunto, detta quota di legittima.
La differenza è importante perché la successione necessaria può assumere rilievo anche quando trova applicazione la successione legittima.
La lesione dei diritti dei legittimari può infatti derivare non soltanto da disposizioni testamentarie che eccedono la quota disponibile, ma anche da donazioni effettuate dal defunto quando era ancora in vita, che devono essere considerate ai fini della verifica dell’eventuale lesione della quota di riserva.
Ad esempio, una persona può morire senza testamento e lasciare il proprio coniuge e dei figli, che sono chiamati all’eredità secondo le regole della successione legittima. Se però il defunto aveva effettuato in vita donazioni di rilevante valore, queste possono incidere sulla quota spettante ai legittimari e determinare, nei casi previsti dalla legge, una lesione della legittima.
La successione legittima e la successione necessaria possono quindi operare anche nella medesima vicenda ereditaria ma svolgono funzioni diverse: la prima individua i successibili e le quote ereditarie in assenza, totale o parziale, di testamento; la seconda tutela i diritti dei legittimari rispetto agli atti di disposizione del patrimonio compiuti dal defunto.
In presenza di una lesione della quota di legittima possono quindi trovare applicazione gli strumenti di tutela previsti dalla legge, tra cui l’azione di riduzione.
ACCETTAZIONE DELL’EREDITÀ
Essere individuati dalla legge come chiamati all’eredità non significa ancora aver acquistato la qualità di erede. L’eredità si acquista mediante accettazione.
L’accettazione può essere espressa oppure tacita e, in presenza di determinate condizioni, può essere effettuata con beneficio di inventario.
Questo aspetto è particolarmente importante quando nell’eredità sono presenti debiti.
L’accettazione pura e semplice comporta infatti la confusione tra patrimonio ereditario e patrimonio dell’erede, con conseguenze sulla responsabilità per i debiti ereditari.
Il beneficio di inventario consente invece, nei casi e secondo le modalità previste dalla legge, di mantenere separati i due patrimoni e di limitare la responsabilità dell’erede entro il valore dell’attivo ereditario.
La scelta relativa all’accettazione deve quindi essere valutata con attenzione, soprattutto quando non sia ancora chiaro il rapporto tra attività e passività lasciate dal defunto.
RINUNCIA ALL’EREDITÀ E SUCCESSIONE LEGITTIMA
Anche nella successione legittima il chiamato può decidere di rinunciare all’eredità.
La rinuncia deve essere effettuata nelle forme previste dalla legge e produce conseguenze che possono essere rilevanti anche per gli altri familiari.
In particolare, la rinuncia di un chiamato può rendere necessario verificare se operino gli istituti della rappresentazione o dell’accrescimento e quali siano gli altri soggetti chiamati alla successione.
Per questo motivo, prima di procedere alla rinuncia, è opportuno ricostruire l’intera situazione familiare.
La rinuncia non dovrebbe essere considerata come un atto isolato, perché può modificare la posizione degli altri chiamati all’eredità.
Per un approfondimento specifico è possibile consultare il nostro articolo Rinuncia all’eredità: la guida indispensabile e i 7 errori da evitare.
LA COMUNIONE EREDITARIA
Quando l’eredità viene acquistata da più soggetti, si determina una comunione ereditaria sui beni che ne fanno parte.
Ogni coerede è titolare di una quota ideale dell’eredità.
Questo non significa, tuttavia, che ciascun erede diventi automaticamente proprietario esclusivo di uno specifico bene.
Se, ad esempio, il defunto lascia ai propri due figli una casa e un conto corrente, ciascun figlio può essere titolare di una quota dell’intero patrimonio ereditario.
La situazione può essere risolta mediante una divisione ereditaria.
LA DIVISIONE DELL’EREDITÀ
Quando gli eredi non intendono mantenere la comunione, possono procedere alla divisione.
La divisione può essere consensuale oppure giudiziale.
Nel primo caso gli eredi raggiungono un accordo sulla distribuzione dei beni.
Nel secondo caso, quando manca un’intesa, la controversia può essere portata davanti al giudice.
La questione assume particolare rilevanza quando l’asse ereditario comprende immobili.
Un’abitazione, infatti, potrebbe non essere materialmente divisibile oppure potrebbe essere economicamente sconveniente dividerla.
In tali situazioni possono essere valutate diverse soluzioni, tra cui l’assegnazione del bene a uno dei coeredi con conguaglio a favore degli altri oppure, nei casi previsti dalla legge, la vendita del bene e la successiva distribuzione del ricavato secondo le quote spettanti.
Se vuoi approfondire il tema della divisione ereditaria, Ti invito a consultare il nostro articolo Cosa fare se un erede non vuole vendere.
ESEMPIO PRATICO DI SUCCESSIONE LEGITTIMA
Per comprendere meglio il funzionamento della successione legittima possiamo considerare un esempio.
Mario muore senza lasciare testamento.
Lascia:
- la moglie;
- due figli;
- una casa del valore di 300.000 euro;
- un conto corrente di 60.000 euro.
L’attivo ereditario complessivo, nell’esempio, è quindi pari a 360.000 euro, assumendo per semplicità che non vi siano debiti o altri elementi da considerare.
In presenza del coniuge e di due figli, la quota del coniuge è pari a 1/3, mentre i restanti 2/3 spettano complessivamente ai figli.
Pertanto:
- coniuge: 1/3, pari a 120.000 euro;
- primo figlio: 1/3, pari a 120.000 euro;
- secondo figlio: 1/3, pari a 120.000 euro.
Questo esempio è volutamente semplificato.
Nella realtà, per determinare correttamente le quote e procedere alla divisione occorre verificare la composizione effettiva dell’asse ereditario, l’eventuale presenza di debiti, donazioni, disposizioni testamentarie, diritti reali e altri rapporti patrimoniali.
QUALI BENI ENTRANO NELLA SUCCESSIONE
La successione non riguarda soltanto gli immobili.
Nell’asse ereditario possono rientrare, in presenza dei presupposti previsti dalla legge:
- immobili;
- somme depositate su conti correnti;
- titoli e investimenti;
- quote societarie;
- crediti;
- beni mobili;
- diritti patrimoniali;
- altri rapporti giuridici trasmissibili.
Accanto ai beni e ai rapporti patrimoniali tradizionali, oggi assumono rilievo crescente anche i nuovi asset patrimoniali i cosiddetti digital assets, come le criptovalute, profili social, account online e archivi cloud, la cui trasmissibilità deve essere valutata in relazione alla loro natura e alle condizioni contrattuali applicabili.
Devono essere considerate anche le passività del defunto.
La successione riguarda infatti una posizione patrimoniale complessiva e non soltanto i beni economicamente positivi.
Per questo motivo, prima di accettare un’eredità è spesso opportuno procedere a una ricostruzione completa della situazione patrimoniale del defunto.
LA DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE
La successione legittima presenta anche importanti profili fiscali.
La dichiarazione di successione costituisce un adempimento distinto dall’accettazione dell’eredità e dalla divisione ereditaria.
La dichiarazione di successione deve essere presentata entro 12 mesi dalla data di apertura della successione, che normalmente coincide con la data del decesso.
La dichiarazione deve essere presentata secondo le modalità e nei termini previsti dalla normativa fiscale e consente all’Amministrazione finanziaria di acquisire le informazioni relative al patrimonio trasferito e ai soggetti interessati.
È quindi importante non confondere:
- apertura della successione;
- accettazione dell’eredità;
- dichiarazione di successione;
- divisione ereditaria.
Si tratta di momenti e istituti differenti, anche se strettamente collegati tra loro.
QUANTO DURA LA SUCCESSIONE LEGITTIMA?
Non esiste una durata uguale per tutte le successioni.
Una successione semplice, con pochi eredi e nessuna controversia, può essere gestita in tempi relativamente contenuti.
La situazione può invece diventare molto più complessa quando:
- vi sono numerosi coeredi;
- alcuni chiamati sono irreperibili;
- esistono debiti;
- sono presenti immobili;
- sorgono contestazioni sulla proprietà dei beni;
- vi sono donazioni effettuate dal defunto;
- esiste un testamento contestato;
- gli eredi non riescono a raggiungere un accordo sulla divisione.
In questi casi la successione può richiedere un’attività professionale più articolata e, nei casi di conflitto, anche un procedimento giudiziario.
QUALI SONO GLI ERRORI PIÙ FREQUENTI NELLA SUCCESSIONE LEGITTIMA
Tra gli errori più frequenti vi sono:
NON VERIFICARE TUTTI I POSSIBILI SUCCESSIBILI
La ricostruzione della famiglia del defunto è il primo passaggio.
Non conoscere l’esistenza di un figlio, di un altro discendente o di un familiare che possa essere chiamato alla successione può compromettere la corretta gestione dell’eredità.
ACCETTARE L’EREDITÀ SENZA VERIFICARE I DEBITI
Questo è uno degli aspetti più delicati.
Prima dell’accettazione è opportuno valutare la situazione patrimoniale complessiva del defunto, soprattutto quando esistono dubbi sulla presenza di debiti.
CONFONDERE LA DICHIARAZIONE DI SUCCESSIONE CON L’ACCETTAZIONE
Sono due adempimenti diversi e producono effetti differenti.
CONSIDERARE UN BENE IMMOBILE COME AUTOMATICAMENTE DIVISO
La presenza di più eredi non significa che ogni immobile venga automaticamente attribuito in proprietà esclusiva a ciascuno.
Prima della divisione, i coeredi possono essere titolari di quote ideali sull’intero patrimonio ereditario.
PROCEDERE ALLA DIVISIONE SENZA RICOSTRUIRE L’ASSE EREDITARIO
Prima di dividere i beni è necessario conoscere ciò che effettivamente appartiene all’eredità.
Una corretta ricostruzione patrimoniale può essere indispensabile per evitare contestazioni successive.
SUCCESSIONE LEGITTIMA: QUANDO È OPPORTUNTO RIVOLGERSI A UN AVVOCATO
Non tutte le successioni richiedono necessariamente un contenzioso giudiziario.
L’assistenza di un avvocato può però risultare particolarmente utile quando la situazione familiare o patrimoniale presenta elementi di complessità.
È opportuno valutare una consulenza, ad esempio, quando:
- non è chiaro chi siano gli eredi;
- vi sono dubbi sulle quote;
- sono presenti immobili di valore;
- esistono debiti del defunto;
- uno degli eredi intende rinunciare;
- vi sono donazioni effettuate in vita;
- gli eredi non trovano un accordo;
- è necessario procedere alla divisione;
- emergono contestazioni sulla proprietà dei beni;
- esiste un testamento che potrebbe ledere la quota di legittima.
Una valutazione preventiva può consentire di individuare la soluzione più adeguata prima che il conflitto tra familiari si trasformi in una controversia giudiziaria.
CONCLUSIONI
La successione legittima rappresenta uno degli istituti fondamentali del diritto successorio.
Quando manca un testamento, oppure quando il testamento non dispone dell’intero patrimonio, è la legge a stabilire chi sono i soggetti chiamati all’eredità e quali quote spettano loro.
La presenza del coniuge, dei figli, degli ascendenti, dei fratelli e delle sorelle può determinare scenari differenti, che devono essere analizzati sulla base della concreta composizione della famiglia e del patrimonio lasciato dal defunto.
Non è quindi sufficiente sapere genericamente “chi sono gli eredi”: occorre individuare i soggetti chiamati all’eredità, verificare le eventuali situazioni di concorso tra successibili, ricostruire l’asse ereditario e valutare le conseguenze dell’accettazione dell’eredità.
Particolare attenzione deve inoltre essere prestata alla presenza di debiti, immobili, donazioni, rinunce, eventuali testamenti e alla successiva divisione dei beni.
Una corretta gestione della successione legittima consente di tutelare i diritti degli eredi e, soprattutto, di prevenire quei conflitti familiari che spesso nascono proprio dalla mancata chiarezza nella distribuzione del patrimonio.
Per una visione complessiva della materia è possibile approfondire anche la nostra guida completa Successione ereditaria: tutto quello che devi sapere, dedicata all’apertura della successione, alla successione testamentaria e necessaria, all’accettazione e alla rinuncia dell’eredità, alla collazione, alla divisione e alle principali azioni a tutela degli eredi.
Avvocato Cristiano Galli
FAQ – DOMANDE FREQUENTI SULLA SUCCESSIONE LEGITTIMA
Chi sono gli eredi legittimi?
Gli eredi legittimi sono i soggetti ai quali la legge devolve l’eredità quando manca, in tutto o in parte, una valida disposizione testamentaria. Tra essi rientrano principalmente coniuge, figli, ascendenti, fratelli e sorelle e altri parenti nei casi previsti dal codice civile.
Quanto spetta al coniuge nella successione legittima?
La quota dipende dalla presenza degli altri familiari. In presenza di un solo figlio, coniuge e figlio ereditano metà ciascuno. In presenza di due o più figli, al coniuge spetta 1/3 e ai figli complessivamente 2/3, da dividere in parti uguali.
I fratelli e le sorelle ereditano sempre?
No. La loro chiamata alla successione dipende dalla presenza degli altri successibili e dalle specifiche regole previste dal codice civile.
I nipoti ereditano al posto del genitore?
In determinate situazioni può operare la rappresentazione, attraverso la quale i discendenti possono subentrare nel luogo e nel grado del loro ascendente che non può o non vuole accettare l’eredità nei casi previsti dalla legge.
Cosa succede se non c’è un testamento?
Se manca un testamento, l’eredità viene devoluta secondo le regole della successione legittima. La legge individua i soggetti chiamati e stabilisce le rispettive quote.
Successione legittima e successione ereditaria sono la stessa cosa?
No. La successione legittima stabilisce chi eredita in assenza, totale o parziale, di disposizioni testamentarie. La successione necessaria tutela invece le quote riservate ai legittimari anche contro eventuali disposizioni testamentarie lesive.
Cosa succede se gli eredi non vanno d’accordo?
Quando più eredi non raggiungono un accordo sulla gestione o sulla divisione dei beni, possono sorgere controversie sulla comunione ereditaria e sulla divisione. In assenza di accordo, possono essere necessari gli strumenti giudiziari previsti dall’ordinamento.
È necessario accettare l’eredità?
Sì. L’individuazione come chiamato all’eredità non equivale all’acquisto automatico della qualità di erede. L’eredità si acquista mediante accettazione, che può essere espressa o tacita e, nei casi previsti, con beneficio di inventario.
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